CITTADIN* DI SERIE Z

di Lorenzo Ermenegildi Zurlo
Segretario di Omphalos LGBTI

Sulla candidatura di Vittoria Ferdinandi a sindaca di Perugia, sull’entusiasmo che ha generato e sulla ritrovata speranza per il futuro della città è già stato scritto e detto molto.

A questo straordinario ragionamento collettivo voglio aggiungere anche il punto di vista di una persona, come me, che fa parte di una minoranza e di una generazione che per troppo tempo si è sentita senza voce.

Ho 31 anni, e quando Romizi è andato al governo della città ne avevo, quindi, poco più di 20. In questi anni – gli stessi anni del mio attivismo e del mio impegno politico – ho visto le politiche della destra abbattersi in modo molto diverso sui cittadini e le cittadine di questa città.

Quanto più l’identità delle persone era distante dallo standard di riferimento della destra (ossia l’uomo adulto, eterosessuale, bianco, benestante e sano) tanto più si è ridotta la percezione di godere di piena cittadinanza nella nostra città. Per me, in prima persona, è stato così. Ma non solo per me.

È stato così per le donne – di certo non una minoranza – che in questi anni hanno visto ridursi gli spazi di agibilità pubblica e politica, oltre che la loro concreta possibilità di emanciparsi dalla violenza patriarcale. Si pensi a come sono stati abbandonati i centri antiviolenza, a come si è permesso ai fondamentalisti cattolici di assediare i consultori, a come è stato depotenziato il welfare, costringendo tante donne ad abbandonare le proprie ambizioni per occuparsi del lavoro di cura in famiglia.

È stato così per la comunità LGBTQ+ – la mia comunità – che più volte è stata attaccata e marginalizzata da scelte politiche che avevano solo l’obiettivo di umiliarci e costringerci al silenzio. Per la nostra comunità, gli anni di Romizi saranno sempre gli anni dei patrocini ai Pride negati o concessi e poi ritirati, gli anni dei figli e delle figlie di genitori dello stesso sesso lasciati senza documenti e gli anni in cui il Comune si è costantemente sottratto alla lotta contro la violenza e l’odio omotransfobico.

È stato così per le persone migranti o, in generale, “non bianche”, per le persone con neurodivergenze e disabilità.

È stato così per i/le giovani, un’intera generazione che è stata invitata ad andarsene, ad abbandonare la propria città, tanto erano poche le possibilità di vivere qui dignitosamente.

È stato così per tante persone, una maggioranza silenziosa e affaticata da 10 anni di invisibilità e umiliazioni.

Ecco, la candidatura di Vittoria Ferdinandi rappresenta un’occasione di riscatto per tutte queste persone, per tutte noi che in questi anni ci siamo sentite cittadine e cittadini di serie Z. Una moltitudine di persone sfiduciate, molte delle quali, per questo, hanno scelto di rinunciare all’esercizio del diritto del voto.

Fuori dai ritratti agiografici di questi giorni, la scelta di Vittoria ci rappresenta tutte non tanto e non solo perché è una persona fuori dal comune, ma soprattutto perché conosce di prima mano la sofferenza e il senso di abbandono che per anni hanno occupato i cuori di tante e tanti tra di noi.

Non è una persona da sola che può cambiare le cose, ma basta anche una sola persona a riaccendere la fiducia e a spingere tante altre a mettersi in gioco, a lavorare insieme per un futuro giusto, solidale e plurale.

Ho avuto la fortuna di essere presente quando Vittoria – Dada – con un sorriso gentile e una forza rara, ha accettato la proposta di essere la candidata della coalizione progressista.
In quel preciso istante, per me, è cambiato tutto. L’orgoglio e la speranza hanno rialzato la testa, le ferite profonde hanno cominciato a cicatrizzare e gli occhi si sono riempite di lacrime.
È il tempo dell’impegno. Ora tocca a Dada, ora tocca a noi.