Diciamo NO a una giustizia asservita al privilegio!

Il 22 e il 23 marzo saremo chiamatə a votare su una riforma che stravolge le modalità di organizzazione della giustizia previste nella nostra Costituzione.

Nonostante il quesito su cui dovremo esprimerci sia estremamente tecnico, nel caso in cui la riforma dovesse essere approvata le conseguenze saranno concrete per tuttə lə cittadinə, in particolare per le soggettività marginalizzate.

Attraverso questa riforma, infatti, l’obiettivo dichiarato da parte dei suoi proponenti – primo fra tutti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio – è quello di ridurre la forza di azione della magistratura a beneficio della politica e, in particolare, della maggioranza parlamentare e del governo in carica. Per riuscire in questo obiettivo, i proponenti hanno fatto ricorso a meccanismi tecnici ma che pensiamo avranno la conseguenza di rendere la magistratura più debole, meno autonoma e più influenzabile dalla politica.

Davanti a questo progetto di stravolgimento della Costituzione, come soggettività LGBTQIA+ sentiamo il dovere di prendere la parola, facendo appello allə compagnə di tutto il Paese affinché facciano sentire la propria voce nella campagna referendaria e, soprattutto, vadano a votare per respingere un progetto di riforma che vuole imporre una giustizia asservita al privilegio e, quindi, ridurre i diritti e lo spazio politico già angusto per le minoranze nel nostro Paese.

Come soggettività LGBTQIA+ sappiamo bene che le aule dei Tribunali sono ancora troppo spesso spazi in cui le nostre identità vengono cancellate e le nostre necessità non vengono comprese, ma sappiamo altrettanto bene che una giustizia influenzata dalla politica non potrà che essere una giustizia più ingiusta per tuttə noi.

D’altra parte, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura sono state, soprattutto negli ultimi decenni, lo strumento principale tramite cui le identità marginalizzate hanno ottenuto giustizia. Sono stati i Tribunali a spingere il Parlamento ad arrivare a una regolamentazione delle coppie formate da persone dello stesso sesso; sono stati i Tribunali a riconoscere i diritti dellə figliə delle famiglie omogenitoriali; sono stati i Tribunali a cancellare l’obbligo di sterilizzazione e di intervento chirurgico perché alle persone T venisse riconosciuto il proprio genere; sono stati i Tribunali a liberare Eluana Englaro e Laura Santi; sono stati i Tribunali che hanno riaffermato i diritti delle persone migranti tenute ostaggio nelle imbarcazioni o nel carcere in Albania. Sono stati i Tribunali, in definitiva, gli unici luoghi in cui chi vedeva calpestati i propri diritti poteva trovare giustizia, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, dal proprio genere e dalle proprie condizioni economiche e sociali.

Ci chiediamo: se verrà approvata questa riforma, la magistratura sarà ancora in grado di difendere i diritti dellə cittadinə davanti alla pressione politica della maggioranza di governo?
Noi temiamo di no e pensiamo che non sia un caso che gli storici avversari dei diritti in questo Paese siano schierati a favore di questa riforma. Tramite essa, infatti, affermano che si metterà fine a quelle decisioni della magistratura ritenute “politicizzate” solo perché hanno riconosciuto i diritti delle persone.

La sfida che abbiamo davanti è chiara, e sta a tuttə coloro che hanno a cuore la Costituzione fare la propria parte per difendere i già ridotti spazi di democrazia e libertà nel nostro Paese.
Per questo, il 22 e il 23 marzo andremo a votare con convinzione NO a una riforma costituzionale inutile e pericolosa, non un NO contro qualcuno ma un NO a favore di qualcosa: l’uguaglianza e la tutela dei diritti di tuttə.